Mazzei, un bastimento carico di...

FILIPPO MAZZEI

Un bastimento carico di....

Roba, bestie e uomini alla conquista dell'America

“Vino nostrale della terra dei Medici. Un paniere di cantucci di Prato, pan di ramerino e fichi di Carmignano, uva passera, cioccolata con vainiglia di Firenze, parmigiano di Lodi, zibibbo, capperini e acciughe, mandorle dolci e noci, marroni freschi e castagne secche. Un barile d'aringhe e un poco di baccalà. Acqua del Tettuccio e una botticella di aceto di portoferraio”

E' il 1773. Filippo Mazzei parte da Livorno alla conquista dell'America. Con lui ci sono un gruppo di agricoltori lucchesi e al suo seguito viaggia un bastimento carico di eccellenze agroalimentari toscane e italiane. Dai cantucci di Prato e al parmigiano ai migliori vini. Accanto ai prodotti della terra i grandi classici della cultura occidentale, Virgilio, Dante, Boccaccio, Ariosto e Tasso, ma soprattutto le opere dell'Illuminismo e della nuova civiltà europea che si va affermando: dall'Enciclopedia di Diderot a Dei delitti e delle pene di Cesare Beccaria, testo chiave del pensiero giuridico moderno, che era stato pubblicato un forma anonima nel 1764 proprio a Livorno.

Mercante di successo a Londra per quasi vent'anni, già nel 1771 prepara un progetto per introdurre seta, vini e ulivi nell'America del nord, e con l'approvazione dell'amico virginiano Thomas Adams, liquida i propri affari a Londra e inizia i preparativi per trasferirsi al di là dell'Atlantico. Già nel Settecento, dunque, l'Italia e la Toscana sono protagoniste sul fronte dell'eccellenza agroalimentare. Mazzei nella sua spedizione americana non si fa mancare proprio niente: vino nostrale ottimo proveniente dalla terra dei Medici, qualche cassa di verdea, ma anche malvagia di Siracusa e ottimo e vecchio vin di Cipro. E poi un paniere o corbello di cantucci di Prato, pan di ramerino e fichi di Carmignano con quelli di Calabria e piccoli di Marsilia, e perfino un assortimento di paste. La lista è lunga: uva passera, cioccolata con vainiglia dello Spulcioni di Firenze, parmigiano di Lodi, zibibbo del meglio e il più bello possibile. E poi capperini e acciughe, rosolj e orzata, mandorle dolci e noci non oliose. Semi d'ogni sorta d'ortaggio con le attrezzature per coltivarli.

Da Livorno partono anche guanti bianchi, cappelli di pelo dei più fini, ricchi e bricchetti di rame per arredare la cucina, una dozzina di cappelli di paglia coperti di seta nera, carta da scrivere, tela batista e cammellotto d'angora, pentole di rame fatte a Prato.

Dagli appunti di Mazzei sul carico della nave in partenza per l'America emergono lo spirito e le aspettative di un pioniere toscano che all'inizio del '700 si insedia nel Nuovo Mondo ancora profondamente legato agli usi e costumi della natia Toscana.

 

* "Filippo Mazzei", a cura di Gino Capponi. Memorie della vita e delle peregrinazioni del fiorentino Filippo Mazzei, Lugano, Tip. della Svizzera Italiana, 1845 - 1846, 2 volumi

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