Quello che inizialmente sembrava essere un documento legato alla realizzazione del monumento ai caduti di piazza XX settembre si è trasformato in una scoperta dal grande interesse storico e religioso. Nel 2023, durante i lavori per lo spostamento del monumento ai caduti, sotto l'opera venne rinvenuto un cofanetto contenente una medaglia e un foglietto che non era mai stato aperto per il rischio che si potesse rovinare. La medaglia, inizialmente indicata erroneamente come d'oro, è in realtà di bronzo e reca la scritta “Dio all'Italia e l'Italia a Dio – XI febbraio 1929”. Si tratta di una coniazione commemorativa legata ai Patti Lateranensi e al Concordato tra Regno d'Italia e Santa Sede, oltre che al giubileo sacerdotale di Papa Pio XI. Il vero elemento di interesse, però, è emerso dall'esame del documento, che per anni non era stato aperto per evitare di danneggiarlo. Dopo essere stato sottoposto alla Soprintendenza e restaurato, grazie al lavoro di una storica dell'arte, il foglietto ha rivelato un contenuto completamente diverso da quello ipotizzato e infatti non riporta i nomi di coloro che contribuirono economicamente alla realizzazione del monumento.
Il documento, scritto in latino, reca il nome di dom Edmundus Bernardini, allora abate della Basilica di Santa Croce in Gerusalemme a Roma, e fa riferimento a un chiodo di ferro rinvenuto anch'esso sotto il monumento. Nel testo si attesta che il chiodo era stato accostato al Sacro Chiodo custodito nella basilica romana di Santa Croce in Gerusalemme, ritenuto uno dei chiodi della croce di Cristo, e che è stato lavorato in modo da apparire identico all'originale. Questo il testo (tradotto dal latino all’italiano): “A tutti coloro che esamineranno la presente lettera facciamo fede e attestiamo che questo Chiodo di ferro, legato con un nastro di seta di colore rosso sigillato con il nostro piccolo sigillo, è stato accostato al sacro Chiodo che viene custodito presso di Noi Cistercensi nella Cappella interna delle sacre Reliquie della Basilica cittadina di Santa Croce in Gerusalemme, e che è uno di quelli con cui Nostro Signore Gesù Cristo fu affisso alla Croce; e che il medesimo [chiodo] è stato lavorato così abilmente da apparire del tutto identico”.
Da qui nasce l'ipotesi che il reperto possa essere una reliquia di terzo grado, vale a dire un oggetto entrato in contatto con una reliquia di primo grado (tale è il chiodo della croce di Cristo). Una definizione che, al momento, viene mantenuta come ipotesi in attesa di ulteriori approfondimenti. La vicenda è stata illustrata dalla vice sindaco di Poggio a Caiano Diletta Bresci durante l'ultima seduta del consiglio comunale, in risposta a una mozione presentata dal consigliere Alessandro Mancini e votata all'unanimità. Nel corso della seduta è intervenuta anche Rosalba Zucco dell'ufficio cultura, che sta seguendo la ricostruzione storica. Restano ancora da chiarire alcuni punti: come arrivò quel chiodo da Roma a Poggio a Caiano? Chi lo fece realizzare o consegnare? E per quale motivo venne collocato proprio sotto il monumento ai caduti? Il documento e la medaglia sono stati restaurati, e insieme al chiodo sono attualmente custoditi in condizioni di sicurezza. L'amministrazione comunale ha annunciato l'intenzione di rendere questi oggetti visibili al pubblico con un'esposizione permanente, individuando la collocazione più adatta. Ora il lavoro dell'ufficio cultura del Comune sarà quello di ricostruire il percorso storico dei reperti e, soprattutto, dare una risposta al mistero di quel chiodo deposto fa sotto il monumento di piazza XX settembre.